Il 29 maggio 2025, una sentenza della US Court of International Trade (USCIT) ha stabilito che i dazi introdotti dal presidente Trump con l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non erano legittimi. In pratica, le cosiddette tariffe “Liberation Day” (entrate in vigore il 2 aprile 2025) sono state sospese definitivamente.
Questo ha una serie di implicazioni sia per l’economia americana sia per i consumatori e le imprese in tutto il mondo. Nei paragrafi che seguono, spiegheremo in modo semplice cosa sta avvenendo.
1. Che cos’era l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act) e perché è stato “bocciato”
1.1 L’idea di base dell’IEEPA
Che cosa fa: l’IEEPA è una legge del 1977 che dà al Presidente degli Stati Uniti poteri speciali in situazioni di emergenza nazionale. In pratica, se il Presidente dichiara un’emergenza – ad esempio, una minaccia alla sicurezza nazionale o un problema che riguarda la salute pubblica – può imporre o modificare barriere al commercio (come tariffe, divieti di esportazione/importazione, blocco di asset stranieri) senza dover prima chiedere l’ok al Congresso.
Perché esiste: l’obiettivo è permettere all’esecutivo di agire rapidamente in presenza di uno “shock” esterno (guerre, crisi economiche, pandemie, ecc.) che richiede una risposta immediata. Si pensi, per esempio, ai blocchi di importazioni durante una guerra o alle sanzioni contro un Paese che finanzia il terrorismo.
1.2 Cosa aveva fatto l’amministrazione Trump con l’IEEPA
A fine marzo 2025, l’allora Presidente Trump ha dichiarato un’emergenza nazionale basata sul fatto che molti Paesi – a suo dire – avevano un “surplus commerciale” troppo elevato con gli USA, aggravando il deficit commerciale americano. In soldoni:
Deficit commerciale: quando un Paese (gli USA) importa più beni di quanti ne esporti, perde risorse economiche all’estero. Dal 2023 in poi, il deficit USA aveva superato i 1.000 miliardi di dollari l’anno, trainato soprattutto da importazioni di beni tecnologici, auto, e prodotti industriali.
Motivazione ufficiale: l’amministrazione Trump sosteneva che questo squilibrio fosse una “minaccia alla sicurezza nazionale” perché potenzialmente rendeva gli USA dipendenti da Paesi stranieri per beni strategici (es. semiconduttori, acciaio, alluminio, farmaci). Tornava utile, quindi, attivare l’IEEPA per imporre dazi punitivi ai Paesi con surplus.
Il 2 aprile 2025 – etichettato come “Liberation Day” – sono entrate in vigore nuove tariffe:
10% di dazio aggiuntivo su molti beni importati da Paesi con cui gli USA avevano un ampio deficit (Cina, Messico, Canada, UE, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e altri).
Alcuni prodotti strategici (semi-conduttori, farmaci, auto) hanno visto impennate anche fino al 25–50%.
L’idea era “liberare” l’economia americana dal “giogo” delle importazioni, incoraggiando la produzione interna e proteggendo la sicurezza nazionale.
1.3 Perché la corte ha annullato le tariffe
La US Court of International Trade ha stabilito che:
- Nexus debole o inesistente. Per usare l’IEEPA, serve un legame diretto tra l’emergenza dichiarata e le misure adottate. Nel caso Trump, l’emergenza invocata era la questione del traffico di fentanyl (un oppioide sintetico che ha causato migliaia di morti negli USA). Tuttavia, i dazi colpivano principalmente automobili, elettronica e macchinari, non prodotti legati alla produzione o al traffico di fentanyl. Quindi, secondo la corte, quell’emergenza non giustificava tariffe su beni tecnologici.
- Il deficit commerciale non è una “emergenza straordinaria”. La legge è pensata per situazioni eccezionali (guerre, sanzioni contro regimi ostili, gravi minacce alla salute). Un deficit commerciale – benché molto elevato – non è stato ritenuto “sufficiente” per scattare l’IEEPA.
- Procedura mancante. Se il Presidente vuole usare l’IEEPA, deve seguire passi precisi: notificare il Congresso, spiegare dettagliatamente la natura dell’emergenza, dimostrare l’urgenza. Nel decreto Trump, questi passaggi sono stati ritenuti carenti o troppo generici.
- Immediato effetto: dal 29 maggio 2025, le tariffe del “Liberation Day” non si applicano più. Anche se il governo potrà fare ricorso in appello, la sospensione resta fino alla decisione finale – e, come vedremo, è molto improbabile che la sentenza venga ribaltata.
2. Cosa cambia subito per le tariffe USA e per i consumatori
Ora che i dazi IEEPA sono stati cancellati, il quadro tariffario americano torna (quasi) a quello precedente al 2 aprile 2025. Nel dettaglio:
2.1 Riduzione delle tariffe medie
Prima del 2 aprile, le tariffe medie sulle importazioni erano intorno al 5–10%, variando per settore (ad esempio, sulle auto era circa il 2,5%, sull’abbigliamento il 15–20%, e sull’elettronica attorno al 0–2% per molte componenti).
Con l’entrata in vigore del “Liberation Day”, queste medie erano salite di circa 10 punti percentuali: un prodotto con tariffa base del 5% poteva finire a 15%, uno che era a 2,5% poteva arrivare al 12,5–15%.
Ora, rientriamo a tariffe più normali. Questo significa che i prezzi all’importazione per molti beni torneranno a calare nel giro di poche settimane (le compagnie di spedizione e i magazzini ora possono svincolare le merci fermate in attesa di dazi).
2.2 Cosa resta in vigore (tariffe “normali”)
Non sono sparite del tutto tutte le tariffe introdotte da Trump negli anni precedenti. Resta attivo:
Dazio del 25% su acciaio e del 10% su alluminio (Sezione 232, motivazioni sicurezza nazionale). Queste tariffe erano state introdotte già nel 2018, e non si basano sull’IEEPA ma su una norma separata (Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962). Sono rimaste in vigore ed erano in discussione dal 2018.
Dazi di tipo “settoriale” (Sezione 301) su alcuni prodotti cinesi (come tecnologia e semiconduttori), sempre introdotti dal 2018-2019 a seguito di indagini sulle pratiche commerciali di Pechino. Anche questi non vengono modificati dall’annullamento IEEPA, perché si basano sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974.
Quota residue di dazi sull’automotive e su alcuni beni sensibili (settore farmaceutico, energia). Parliamo di tariffe che, prima dell’idea IEEPA, prevedevano già un monitoraggio dal Department of Commerce o dal US Trade Representative.
2.3 Cosa significa per i consumatori
Per chi compra beni importati (e in Italia, per esempio, tanti prodotti di elettronica, abbigliamento, semplicità di spedizione dall’estero), l’impatto immediato è:
Prezzi più bassi: le compagnie che vendono prodotti americani o approvvigionazioni da fornitori USA non subiranno lo scatto improvviso di +10-15%.
Tempistiche di consegna più veloci: molte merci erano state “bloccate” o ritardate nei porti in attesa di chiarimenti tariffari. Adesso si sbloccano, quindi ci sarà un ritorno graduale alla normalità logistica.
Più scelta per le aziende italiane/Europee: i produttori europei che esportano negli USA (ad esempio, produttori di vino, macchinari, cosmetici) non dovranno più pagare dazi extra che avrebbero reso i loro prezzi meno competitivi.
3. Cosa succede nei negoziati commerciali e nei rapporti con gli altri Paesi
L’annullamento dei dazi IEEPA non chiude la partita: al contrario, apre una fase nuova di negotiation impasse (stallo nei negoziati). Vediamo i punti chiave.
3.1 Negoziati in sospeso fino a luglio
Blocco temporaneo. Dal 2 aprile fino a luglio 2025, tutti i Paesi colpiti hanno smesso di pagare i dazi extra. In genere, quando si negozia un accordo commerciale, entrambi i lati temono che, se non firmano, l’altra parte possa aumentare i dazi all’improvviso e mettere pressione (in gergo si chiama “tariff shock”).
Togliere l’arma dei dazi. Ora che l’arma è bloccata, le controparti – ad esempio, il Regno Unito (che negozia un accordo commerciale a sé stante dopo la Brexit), il Giappone, la Cina, l’Unione Europea – possono “tirare il freno” e chiedere condizioni migliori, sapendo che, nel breve termine, non rischiano un aumento improvviso dei dazi USA.
3.2 Il caso specifico del Regno Unito
Nel gennaio 2025, UK e USA avevano annunciato un accordo di massima (memorandum of understanding) su alcuni settori: vino, prodotti agricoli, automotive, farmaci.
Dazi civetta: senza intesa, avrebbero dovuto pagare il 10% di dazio su determinati beni (come etanolo, carni bovine disossate, formaggio).
Adesso: con l’annullamento IEEPA, quei dazi non si applicheranno almeno fino a quando non ci sarà un’intesa formale. Il Regno Unito può rallentare, negoziare più a fondo sui dettagli senza fretta. Rimane però il rischio che, se l’accordo definitivo non entra in vigore entro fine estate, i dazi potrebbero tornare.
3.3 Rischio di nuovi dazi “settoriali” più duraturi
Dal 2025 in poi, l’amministrazione Biden (o chiunque sia al potere) potrà usare altri strumenti legali per imporre tariffe. Questi strumenti richiedono tempi di indagine più lunghi (in genere 6–9 mesi) e motivi più chiari. Ecco i principali:
Sezione 301 (Trade Act 1974)
Serve per contrastare pratiche commerciali «sleali» (dumping, sovvenzioni statali a imprese straniere, violazioni di proprietà intellettuale).
Esempio: negli anni scorsi sono state messe tariffe su prodotti cinesi per difendere le imprese americane che producevano pannelli solari o semiconduttori.
Procedura: il US Trade Representative (USTR) deve condurre un’inchiesta pubblica, ascoltare le testimonianze di aziende, consumatori, autorità straniere. Solo dopo può imporre tariffe o misure di ritorsione.
Sezione 232 (Trade Expansion Act 1962)
Serve per difendere la «sicurezza nazionale».
Esempio: tariffe su acciaio e alluminio (25% e 10%) nel 2018, perché l’amministrazione USA riteneva che dipendere troppo da forniture straniere di metalli potesse minacciare la capacità di armarsi in caso di crisi.
Procedura: Dipartimento del Commerce avvia un’indagine (fino a 270 giorni), analizza dati di produzione interna, import e livello di autosufficienza. In caso di «minaccia», il Presidente decide se imporre le tariffe.
Sezione 201 (Trade Act 1974 – Safeguard Measures)
Serve a proteggere industrie domestiche da un’erogazione “improvvisa” e “massiccia” di importazioni, che potrebbe danneggiare seriamente le imprese locali.
Esempio: se improvvisamente arrivano grandi quantità di pannelli solari cinesi a prezzi stracciati, si può chiedere uno “safeguard”, un blocco temporaneo di dazi per ricreare spazio per la produzione interna.
Durata: le misure “safeguard” sono temporanee (da 4 a 8 anni) e scattano solo dopo un’indagine specifica (max 200 giorni).
Sezione 122 (Trade Act 1974 – Imbalance Authority)
Spesso chiamata “emergency tariff on trade imbalance”.
Permette di applicare fino al 15% di dazio per massimo 150 giorni su Paesi che «seriatamente» compromettono l’equilibrio commerciale.
Limite: dopo 150 giorni, serve l’ok del Congresso per prolungare o rendere definitivi i dazi.
Sezione 338 (Smoot-Hawley Tariff Act 1930)
Tecnicamente ancora in vigore, ma praticamente mai usata dal 1940 in poi.
Permette misure di ritorsione «proporzionate» contro tariffe straniere ritenute ingiustificate.
Poco usata perché esistono strumenti più moderni (Sezioni 301, 232, 201).
In breve: l’annullamento IEEPA non chiude la porta ai dazi, ma li sposta su canali più “lenti” e con maggiore trasparenza, lasciando più tempo per i negoziati e per tentare accordi prima di imporre tariffe punitive.
4. Effetti sulle casse federali: quanto pesavano i dazi ‘IEEPA’ sul gettito
I dazi hanno un impatto diretto sulle entrate del Tesoro USA. Prima di tutto, quando un prodotto entra nel Paese, il dazio viene pagato all’importazione. Nel 2025, l’aumento dei dazi ha comportato una crescita molto rilevante delle entrate da tariffe.
4.1 Dati di contesto (gennaio–aprile 2025)
Primi 98 giorni del 2025 (gennaio–aprile)
Entrate dai dazi 2025: circa 67 miliardi di dollari raccolti nei primi 98 giorni del 2025.
Confronto con il 2024: nello stesso periodo del 2024, le entrate da dazi erano state 38 miliardi.
Incremento: +29 miliardi (+76% circa) in appena tre mesi.
Previsioni per l’anno
Tax Foundation (un think tank indipendente):
Prevede che nel 2025 il gettito da tariffe salga di 150 miliardi di dollari rispetto al 2024.
Per il biennio 2026–2027, si arriverà a 180–190 miliardi l’anno.
Prossimi 10 anni (2025–2034): gettito cumulato stimato di 1,5 trilioni di dollari, di cui due terzi derivanti dalle nuove tariffe IEEPA.
4.2 Cosa succede ora, senza i dazi IEEPA
Buco nel bilancio. Se quei 1,5 trilioni di gettito tariffario non si concretizzeranno, il deficit fiscale a 10 anni potrebbe aumentare. Il Congresso stava già valutando nuovi piani di spesa (infrastrutture, difesa, assistenza sanitaria), e contava su questi introiti tariffari come parziale copertura.
Possibili scenari:
Trovare nuove fonti di entrate (aumenti di tasse, tagli o riforme fiscali su altri settori).
Ridurre la spesa in programmi sociali o infrastrutture.
Crescita economica: se l’economia cresce di più del previsto, parte del buco potrebbe essere compensato da maggiori entrate fiscali “tradizionali” (tasse su reddito, IVA statali, ecc.).
Effetto immediato sui mercati dei Titoli di Stato (Treasury):
Con minori prospettive di gettito, il Treasury Department potrebbe dover emettere più titoli di Stato per finanziare il deficit.
Questo può far salire i rendimenti (tassi) sul debito pubblico, incidendo sui mutui e sui costi di finanziamento per aziende e privati.
5. Reazione dei mercati e prospettive per le small cap
5.1 Primo impatto sui principali indici azionari
Future sull’S&P 500: dopo la notizia del 29 maggio, sono saliti di circa +1,4% overnight. Questo perché gli investitori hanno visto come positivo lo stop alle tariffe: inizialmente c’è stata una reazione euforica, pensando a costi minori per le imprese.
Apertura Wall Street: il giorno dopo, però, c’è stata una parziale presa di profitto, e l’S&P 500 ha chiuso in calo dello -0,7%. Questo movimento “su e giù” è tipico quando c’è un cambiamento importante: prima si comprano azioni, poi qualcuno incassa subito.
Future sul Russell 2000 (small cap): +3% overnight, poi parzialmente ridotto all’apertura. Le small cap sono le azioni di società piccole e medio-piccole con fatturati sotto i 2 miliardi di dollari: di solito, se diminuisce l’incertezza sui dazi, queste aziende “dentro USA” possono beneficiare di un contesto più stabile.
5.2 Perché le small cap potrebbero beneficiarne
Maggiore orientamento domestico. Molte piccole imprese vendono solo sul mercato interno o comprano materie prime quasi esclusivamente da fornitori USA. Non dipendono da fornitori esteri, quindi tariffe extra sugli importati non le avrebbero toccate direttamente. L’idea è: se si riduce il “rischio tariffario”, cresce la fiducia e i piccoli imprenditori spingono su investimenti e assunzioni.
Settori tipici. Si parla di aziende del settore costruzioni, servizi, tecnologia di nicchia, fast food e retail locale. Queste categorie, con un contesto economico più prevedibile, possono rivedere i budget per l’anno e magari avviare nuovi progetti (apertura sedi, investimenti in ricerca e sviluppo, campagne di marketing).
Volatilità residua. Anche se i dazi IEEPA sono spariti, resta l’incertezza su Sezione 301 e 232. Se dovessero arrivare nuove tariffe su auto o chip entro fine 2025, le imprese che usano componenti esteri pagherebbero di più. Quindi, un rialzo sostenuto delle small cap richiederà chiarezza anche su quei futuri scenari.
5.3 Titoli più esposti alle catene globali
Aziende di elettronica, auto, macchinari. Queste hanno catene di fornitura globali: assemblano componenti in vari Paesi, ma il prodotto finale lo vendono in tutto il mondo. Un esempio: un produttore di elettrodomestici in Ohio che importava circuiti stampati dalla Cina e schede elettroniche dal Giappone. Con tariffe alte, i costi di produzione crescono, e l’azienda deve scegliere se scaricare i costi sui consumatori o ridurre i margini.
Effetto sui profitti. Se aumenta il dazio su un componente, l’azienda storicamente tagliava margini o aumentava prezzo al pubblico. Con tariffe sospese, i costi di input possono calare, migliorando il margine operativo. Questo è uno dei motivi per cui gli investitori guardano alle trimestrali: guardano le “gross margin” (margini lordi) e il “net income” (utile netto). Se i margini salgono, le azioni possono reagire positivamente.
6. Gli altri strumenti a disposizione dell’amministrazione USA
Anche se l’IEEPA non è più utilizzabile per imporre dazi rapidi, il Presidente (o il Congresso) può comunque lavorare su altri fronti:
6.1 Sezione 301: tariffe per pratiche sleali
Finalità: contrastare pratiche illegali o sleali come il “dumping” (vendere a prezzi molto più bassi del costo di produzione) o le “sovvenzioni” da parte di governi esteri.
Procedura:
Il US Trade Representative (USTR) apre un’inchiesta (investigation) su un settore o un singolo prodotto sospetto.
Raccoglie dati da aziende, sindacati, holder di brevetti, consumatori.
Se conclude che c’è un danno alle imprese USA a causa di pratiche sleali, propone tariffe o restrizioni.
Gli Stati esteri possono opporsi attraverso il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), avviando contenziosi internazionali.
Esempi passati:
2018: dazi sui pannelli solari (30–250%) perché c’era dumping cinese.
2019: tariffe su parti di acciaio e alluminio cinesi per proteggere l’industria americana.
6.2 Sezione 232: sicurezza nazionale
Finalità: assicurare che, in caso di guerra o crisi, gli USA non restino dipendenti da fornitori stranieri per beni strategici (es. acciaio, alluminio, semiconduttori).
Procedura:
Il Department of Commerce avvia un’indagine (di solito 270 giorni) su un prodotto.
Valuta la capacità produttiva interna, il livello di importazioni, la strategicità del prodotto.
Se conclude che un Paese controlla troppa parte dell’offerta, suggerisce misure (tariffe o quote) al Presidente.
Il Presidente decide se applicare le misure.
Vantaggi:
Più “legittime” da un punto di vista legale, perché collegate a “sicurezza nazionale”.
Danno meno spazio a contenziosi WTO (almeno in teoria).
Limiti: richiedono tempi lunghi (9 mesi circa), quindi non sono misure di “emergenza flash”.
6.3 Sezione 201: misure “safeguard”
Finalità: proteggere temporaneamente un settore dall’“ondata” di importazioni a basso costo che rischia di distruggere la produzione interna.
Procedura:
Imprese o sindacati USA presentano petition (istanza) al US International Trade Commission (USITC), dimostrando un aumento improvviso delle importazioni e un danno per l’industria domestica.
L’USITC conduce un’inchiesta (max 200 giorni) per verificare che c’è effettivamente pericolo di danno grave.
Se l’indagine conferma il rischio, il Presidente può applicare dazi temporanei (generalmente 2–4 anni) o quote.
Differenza con Sezione 301: qui non si indaga su “pratiche sleali”, ma su un eccesso quantitativo di importazioni che provoca danno alle imprese locali. Ad esempio, se arrivano troppi pannelli solari a prezzi stracciati e le aziende USA non riescono a tenere il passo.
6.4 Sezione 122: emergenza “bilateral imbalance”
Finalità: colpire Paesi con un import/export ratio squilibrato che causa un danno alla bilancia commerciale USA.
Procedura:
Dichiarazione di un’emergenza commerciale (simile all’IEEPA, ma riguarda specificamente il deficit commerciale).
Il Presidente può imporre fino al 15% di dazio per 150 giorni.
Dopo 150 giorni, se si vuole prolungare l’azione, serve un’approvazione del Congresso (tramite un atto legislativo).
Limiti:
Durata breve (150 giorni).
Può scattare solo se il deficit supera un certo livello “significativo” e se non ci sono alternative diplomatiche.
7. Scenari di medio termine e raccomandazioni pratiche
7.1 Dazi più “strutturali” entro fine 2025
Sezione 301 e 232: sono gli strumenti più probabili che l’amministrazione userà nei prossimi mesi. Questo perché:
Non si basano su una “emergenza” improvvisa, ma su inchieste e dati di lungo periodo.
Consentono di costruire una narrativa più solida (pratiche sleali, sicurezza nazionale).
Danno meno spazio a battaglie legali immediate, poiché le procedure e i dati sono più documentati.
Settori da tenere d’occhio:
Automotive: se l’US ITC ravvisa una minaccia per l’industria auto americana (ad esempio troppi SUV importati dalla Corea o auto elettriche dalla Cina), può scattare un’indagine 232.
Semiconduttori: già altamente tutelati, ma potrebbero arrivare nuove misure contro importazioni cinesi per favorire la produzione locale (leggi CHIPS Act 2022).
Acciaio e Alluminio: se emergono carenze o afflussi “sospetti” da Paesi come Giappone o UE, si possono usare misure 232 o 201.
Farmaceutica: sempre più al centro delle preoccupazioni per la sicurezza sanitaria. Se troppi farmaci o principi attivi arrivano da un unico Paese, il Department of Commerce può avviare indagine 232.
7.2 Consigli per i trader meno esperti
Imparare i concetti base
Dazio: tassa che uno Stato applica su un bene che entra nel Paese. Se io importo scarpe dall’Italia negli USA, se c’è un dazio del 10%, devo pagare 10 centesimi per ogni dollaro di valore della merce.
Tariffa “protezionista”: dazio che aumenta i prezzi dei prodotti stranieri per favorire quelli prodotti internamente.
Sezione 301/232/201: sono “articoli di legge” che spiegano quando e come si possono imporre dazi (pratiche sleali, sicurezza, ondate di importazioni).
Tenere d’occhio le fonti ufficiali
US Trade Representative (USTR): sito web dove vengono pubblicate le indagini 301. Se vedete una “notice” (avviso) di indagine su un settore, probabilmente arriveranno tariffe entro 6–9 mesi.
Department of Commerce: per le inchieste 232. Ci sono report trimestrali su acciaio e alluminio, con dati su importazioni e produzione interna.
USITC: pubblica i report sulle indagini 201, con numeri su volumi e valore delle importazioni.
Monitorare i calendari di enforcement
Quando una sezione di legge lancia un’indagine, c’è un calendario di scadenze: commenti pubblici, audizioni, report finali. Chiunque (aziende, associazioni di categoria, singoli investitori) può presentare dati o opinioni.
I trader possono scaricare questi report gratuiti e cercare parole chiave come “steel”, “automotive”, “semiconductors” per capire quali settori sono a rischio.
Diversificare per ridurre il rischio tariffario
Se investite in azioni di società che dipendono molto dalle importazioni da Paesi a rischio (Cina, UE, UK), considerate di spostare parte del portafoglio verso aziende con supply chain interna o legate a settori meno esposti (ad esempio, servizi digitali, retail domestico, consulenza finanziaria).
Esempio pratico: al posto di concentrarsi su un produttore di componenti auto che importa ingranaggi dalla Cina, si può valutare un fondo ETF sul settore Healthcare USA, dove i costi delle importazioni sono meno influenti (es. farmaci venduti negli USA, ma spesso prodotti in loco).
Guardare i supporti grafici e indicatori tecnici
Prima di prendere decisioni, usate gli indicatori tipici di WaveUP: medie mobili, RSI, bande di Bollinger. Questi aiuteranno a capire se un titolo è sopravvalutato o sottovalutato.
Quando c’è una notizia sui dazi, spesso si crea volatilità: gap di prezzo alla chiusura/apertura. Se sapete leggere un grafico, potete individuare supporti chiave e livelli di resistenza (cioè i punti dove il prezzo tende a rimbalzare o a faticare a superare).
Restare aggiornati sulle news economiche
Iscrivetevi alle newsletter di siti come Bloomberg, Reuters, Financial Times.
Impostate alert su smartphone per parole chiave “US tariffe”, “Section 301”, “Commerce Department report”.
Partecipate ai webinar di approfondimento: spesso esperti spiegano nel dettaglio cosa c’è dietro un’indagine 301 o un report 232.
8. Conclusioni: cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Stop ai “colpi di scena” dazi IEEPA
Quelle tariffe lampo del 2 aprile 2025 non torneranno. Per un anno o due, il rischio di shock tariffari istantanei diminuisce, dando più respiro ai negoziati.
Più spazio per dazi “muscolari” ma più lenti
Le future misure arriveranno dopo indagini (301, 232, 201). Questo significa che – prima di vederle – ci saranno almeno 6–9 mesi di preavviso, con possibilità di dialogo e aggiustamenti.
Mercati USA/EU più tranquilli nel breve termine
L’S&P 500 e le small cap dovrebbero beneficiare di un orizzonte tariffario più definito. Se negli USA non ci saranno nuove tensioni improvvise, i fondi e gli investitori istituzionali guarderanno ai bilanci aziendali e ai dati macro (inflazione, tassi Fed) più che ai dazi.
Attenzione a possibili contenziosi WTO
Anche con misure 301 e 232, i Paesi colpiti possono fare ricorso al WTO. Questo crea incertezza su quanto una tariffa potrà durare.
Se un’indagine 301 produrrà tariffe contro la Cina, ad esempio, Pechino potrebbe rispondere con ritorsioni, scatenando una nuova guerra commerciale.
Come conviene agire?
Continuate a studiare i report ufficiali USTR, Commerce Department, USITC.
Tenete d’occhio i grafici dei titoli esposti a settori “sensibili” (auto, tecnologia, acciaio).
Bilanciate il portafoglio: mettete una parte in azioni più difensive (utilities, consumer staples), un’altra in growth (tech, healthcare).
Approfittate delle fasi di calma per ristrutturare portafoglio e studiare strategie di medio-lungo periodo. Quando arriveranno nuove misure tariffarie, avrete tempo per decidere se vendere, coprire il rischio o incrementare posizioni.
Rimani aggiornato!
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